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Pronto soccorso in crisi, mancano 4.500 medici e 10.000 infermieri

La sanità italiana è in grave difficoltà a causa della carenza di personale nei pronto soccorso. Mancano 4.500 medici e 10.000 infermieri, mettendo a rischio la qualità e la tempestività delle cure.

Roma, Italia – La sanità italiana sta affrontando una crisi senza precedenti nei pronto soccorso, con una carenza significativa di personale medico e infermieristico. Secondo recenti dati, mancano all’appello circa 4.500 medici e 10.000 infermieri, una situazione che sta mettendo a dura prova la capacità del sistema sanitario di rispondere efficacemente alle emergenze.

Questa carenza di personale ha diverse cause. Da un lato, vi è un problema strutturale legato alla formazione e al reclutamento di nuovi professionisti. Molti medici e infermieri scelgono di lavorare all’estero, attratti da condizioni lavorative e retributive migliori. Dall’altro, il sistema sanitario italiano soffre di una cronica mancanza di investimenti, che si riflette in stipendi non competitivi e in condizioni di lavoro spesso difficili.

Le conseguenze di questa situazione sono gravi. I pronto soccorso sono sovraffollati e il personale esistente è sottoposto a turni massacranti, con un aumento del rischio di errori e una diminuzione della qualità delle cure. I tempi di attesa per i pazienti si allungano, mettendo a rischio la loro salute, soprattutto in situazioni di emergenza.

Le associazioni di categoria e i sindacati hanno lanciato numerosi appelli al governo affinché intervenga con urgenza. Tra le proposte avanzate vi sono l’aumento dei posti nelle scuole di specializzazione, incentivi economici per il personale sanitario e misure per migliorare le condizioni di lavoro nei pronto soccorso.

1) Potenziamento della medicina del territorio. A conclusione dell’indagine, “sembra non esserci dubbio sul fatto che, se si vuole provare a risolvere la situazione problematica in cui versa attualmente la medicina di emergenza-urgenza, sia fondamentale realizzare una vera e propria riforma del sistema nel suo complesso, potenziando la medicina territoriale. Solo agendo in questa direzione si potrebbero intercettare le richieste di salute non connotate da effettiva urgenza, che attualmente si concentrano impropriamente sul pronto soccorso, con gravi conseguenze sul piano del sovraffollamento”.

2) Maggiore disponibilità di posti letto. “Dalla riorganizzazione della medicina del territorio, dallo sviluppo delle strutture intermedie per le cure a bassa intensità, dalla maggiore integrazione ospedale-territorio, dovrebbe derivare una maggiore disponibilità di posti letto ospedalieri e il turnover di questi ultimi. Occorre, infatti, decongestionare il pronto soccorso sia in entrata che in uscita, attraverso l’allocazione appropriata delle basse priorità, da un lato, e assicurando le cure a elevata intensità ai pazienti che ne necessitano, dall’altro. L’approccio corretto al problema, dunque, passa sia attraverso l’erogazione di risorse che mediante la rimodulazione dei modelli organizzativi”.

3) Riduzione delle liste di attesa. “Il problema delle liste d’attesa rappresenta una delle cause principali del sovraffollamento dei pronto soccorso. Occorre, dunque, individuare una soluzione volta ad affrontare il problema in modo organico. In tal senso, oltre alle disposizioni recate dalla Legge di bilancio per il 2024, che prevedono l’incremento delle tariffe orarie per tutte le prestazioni aggiuntive espletate dal personale medico e del comparto sanità, dal 2024 al 2026 nonché la previsione per cui le regioni possono utilizzare una quota non superiore allo 0,4% del livello di finanziamento indistinto del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato per l’anno 2024 per il recupero delle liste di attesa, presso il ministero della Salute è stato istituito il Tavolo tecnico per l’elaborazione e l’operatività del Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa 2024-26, con l’obiettivo principale di innovare radicalmente gli strumenti di monitoraggio dei tempi di attesa al fine di renderli sempre più tempestivi e precisi, e prontamente disponibili per la programmazione”.

4) Riorganizzazione del sistema dell’emergenza-urgenza. Occorre agire anche sul piano dei modelli organizzativi, in modo da rendere più efficiente il sistema dell’emergenza. “Da più parti è stata sollevata, inoltre, l’esigenza di procedere alla revisione del decreto ministeriale n. 70 del 2015, in modo da realizzare compiutamente l’integrazione della rete dell’emergenza-urgenza nella rete ospedaliera. Tra le misure non procrastinabili, è stata individuata l’implementazione di percorsi alternativi per la presa in carico e la cura di situazioni classificabili come ‘urgenze minori’, quali i percorsi a gestione infermieristica ‘see and treat’ e i percorsi di presa in carico precoce ‘fast track’, attivabili per codici a bassa e media complessità assistenziale. Di primaria importanza appare anche l’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale del Numero unico per le emergenze 112, nel quale viene convogliato, tra gli altri, il numero 118”.

5) Potenziamento del personale. “Non c’è soluzione indicata che non passi dal superamento dei tetti di spesa per consentire il reclutamento di nuovo personale sanitario. Per quanto concerne specificamente la medicina di emergenza-urgenza, il problema sembra essere legato anche alla scarsa attrattività del settore, per le ragioni che sono state più volte evidenziate. Uno degli strumenti ritenuti idonei ad attrarre il personale sanitario verso questo settore è la previsione di incentivi, non solo economici”.

6) Tutela del personale sanitario. “È stata sollevata da più parti, da un lato, l’esigenza di tutelare il personale sanitario che opera nell’ambito della medicina dell’emergenza-urgenza contro le aggressioni fisiche e verbali, che colpiscono in modo particolare questa categoria di professionisti della sanità”.

7) Promozione della diffusione di corrette informazioni presso la popolazione. “Un aspetto del problema è considerato la mancanza di una cultura sanitaria, per cui accade che i cittadini non riescano a valutare i propri bisogni, soprattutto per quanto riguarda l’accesso al sistema dell’emergenza, non riuscendo a distinguere un bisogno di assistenza sanitaria urgente da un sintomo che può essere affrontato in sede di medicina generale”.

Il governo, dal canto suo, ha riconosciuto la gravità della situazione e ha promesso interventi mirati. Tuttavia, le soluzioni proposte finora non sembrano sufficienti a risolvere un problema così radicato e complesso. È necessario un piano strutturale a lungo termine che preveda investimenti significativi nella sanità pubblica, per garantire che i pronto soccorso possano tornare a funzionare in modo efficiente e sicuro.

In conclusione, la crisi dei pronto soccorso italiani è un problema che richiede interventi urgenti e decisi. La carenza di 4.500 medici e 10.000 infermieri non è solo una questione di numeri, ma di qualità delle cure e di sicurezza per i pazienti. Solo attraverso un impegno concreto e continuativo sarà possibile superare questa emergenza e restituire dignità e efficienza al sistema sanitario nazionale.

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